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Itinerario sul razionalismo a forlì e dintorni

(Forlì - Castrocaro Terme - Predappio)

 


Icaro-razionalismo Il territorio di Forlì, terra di origine di Benito Mussolini, è ricco di testimonianze architettoniche attribuibili al Razionalismo, corrente artistica sviluppatasi in Italia intorno agli anni '20 con l'intento di ridisegnare un nuovo stile più adatto al regime fascista, di cui molti giovani architetti, come Giuseppe Terragni e Giuseppe Pagano, furono sostenitori convinti. Si presenta come una sorta di "neoclassicismo semplificato" che si può fare rientrare in quella serie di tendenze definite dai critici col termine Monumentalismo, caratterizzata da planimetrie simmetriche e bloccate, particolari architettonici classici con rivestimenti in lastre di marmo, ritmici porticati, colonne, archi simmetrie. Si costituì successivamente anche il Movimento italiano per l'Architettura Razionale, che raccoglieva quasi 50 architetti da tutte le regioni italiane e che fu successivamente sciolto per le polemiche tra i sostenitori della vecchia accademia e gli esponenti più rivoluzionari.

Informazioni Turistiche

Indirizzo: IAT Piazzetta della Misura, 5 , 47121 Forlì (FC), Italia
Telefono: +39.0543.712435
Fax: +39.0543.712755 - +39.0543.712450
Mail: iat@comune.forli.fc.it

Periodo di svolgimento: tutto l'anno

Itinerario

Si parte da Forlì per poi andare a visitare altri due paesi caratterizzati dall'architettura razionalista: Castrocaro Terme e soprattutto Predappio

Itinerari dettaglio


Forlì
La spinta di modernizzazione di quella Forlì 'vecchia e un po' romantica' venne dal Conte Ercole Gaddi Pepoli, primo Podestà, che dotò la città di un reale strumento di controllo della propria trasformazione: il piano regolatore, pubblicato nel 1927, su progetto dell'ing. bolognese Luigi Donzelli.
La città antica fu sopraffatta da un consistente e progressivo numero di edifici che si sostituirono al precedente tessuto urbano ritenuto fatiscente, senza tener conto della stratificazione storica degli elementi.
L'idea di una nuova forma Urbis Fori Livii, da parte del regime fascista, fu accompagnata da un'effettiva trasformazione architettonica di parti della città. Architetti ed ingegneri di grande rilevanza professionale, inviati dal potere centrale o chiamati dagli stessi notabili forlivesi, giunsero a 'raschiare le incrostazioni del tempo'.

I Conti imprenditori Orsi Mangelli, ad esempio, affidarono all'architetto milanese Ariodante Bazzero la progettazione della Palazzina Uffici del loro stabilimento industriale per la produzione della seta artificiale e la ristrutturazione del loro Palazzo di città, che fu ampliato e dotato di tutti i moderni conforti.
I Marchesi Paulucci di Calboli imposero il loro architetto di fiducia, il romano Florestano di Fausto, vero ideatore dell'immagine di Predappio Nuova.
Il Grande Ufficiale del Regno, Manlio Morgagni, portò a Forlì Aldo Zacchi, cesenate trasferito a Milano, per realizzare il Padiglione Maternità e Infanzia all'ospedale cittadino.
I veri artefici della nuova imago urbis forlivese furono Cesare Bazzani, Cesare Valle, inviato dall'Ente Opera Nazionale Balilla, e Gustavo Giovannoni, autorevole espressione italiana nel campo dell'urbanistica e del restauro dei monumenti.


Tre sono le zone di Forlì in cui si possono ammirare testimonianze del Razionalismo: Viale della Libertà, che congiunge il Piazzale della Vittoria alla Stazione, Porta Ravaldino e Centro Storico.
In ognuna di esse è possibile identificare alcuni fabbricati di particolare rilevanza.
Piazzale Vitttoria-razionalismo
In Piazzale della Vittoria e lungo il Viale della Libertà si ha la concentrazione maggiore di Palazzi di stile razionalista come il Collegio Aeronautico, originariamente destinato alla preparazione dei giovani desiderosi di abbracciare l'arte del volo e quella dell'ingegneria aeronautica.
L'edificio doveva essere composto, al tempo della sua ideazione nel 1934, da un Collegio di preparazione propedeutica all'Accademia romana di educazione fisica e da un Collegio convitto per 250-300 allievi, progettato dall'ing. Cesare Valle su precise direttive di Renato Ricci, Ministro delle Attività Statali.

I Palazzi gemelli, due edifici apparentemente simili, ma differenti nelle parti interne e nella distribuzione funzionale, che si attestano come nuova porta della città e fondale scenografico al Monumento ai Caduti, costruiti sul luogo dove sorgeva l'ottocentesca Barriera daziaria Vittorio Emanuele.

Lungo il Viale, vero e proprio museo architettonico del Ventennio, si susseguono edifici progettati dagli architetti Valle, Fuzzi, Bianchi e (forse) Rosetti: sul lato sinistro andando verso la Stazione ferroviaria il Villino Boni, le Case Economiche per Postelegrafonici, la Scuola Elementare R. Maltoni (oggi E. De Amicis) e le Case I.N.C.I.S.., sul lato opposto le Case Economiche per Ferrovieri, l' Istituto Tecnico Industriale A. Mussolini (oggi G. Marconi) e la Casa dei Balilla o della G.I.L..


Nel Centro Storico vale la pena citare il Palazzo delle Poste (in Piazza Saffi), di impianto rettangolare, con cortile interno, che permette l'illuminazione del grande salone semicircolare per il pubblico, il Palazzo di Giustizia, edificio completato nel 1969 a causa degli eventi bellici, caratterizzato dall'utilizzo di materiali poveri e da una bicromia della facciata e l' ex Casa del Mutilato (via Maroncelli, 3) il cui Salone d'onore ospita ora il Museo Storico.

Piazza Saffi-razionalismo
A porta Ravaldino, nelle immediate vicinanze del Centro Storico, ritroviamo l' Asilo Santarelli, complesso progettato dall'ing. G. Savini, articolato in tre blocchi che avvolgono una corte interna, chiusa sul quarto lato da un basso portico ad archi. Infine e l' ex Scuola Elementare S. I. Mussolini, costruzione di aspetto solido, caratterizzata dall'uso della pietra e del cotto.



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Castrocaro Terme



Castrocaro-razionalismoAgli inizi degli anni trenta la vera attrattiva di Castrocaro era il Parco delle Terme, famoso per i suoi intrattenimenti e per la lussureggiante vegetazione.
Per rinverdire i brulli colli circostanti fu realizzato il Bosco Littorio con 1200 pioppi del Canada che furono messi a dimora per 2 km lungo la vallata del Rio del Piano e dei Cozzi fino alle sorgenti sulfuree della Bolga.
Su un'antica idea di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, lo Stato acquistò nel 1936 tutto il complesso termale e aprì per le 'Regie Terme di Castrocaro' una nuova stagione di fasti, che avrebbe costituito la fonte economica principale per il paese.
Tra il 1936 e il 1938, sotto la direzione dell'ing. Rosario Pappalardo, fu costruito il nuovo Compendio Termale. Castrocaro poteva finalmente competere non solo con le grandi stazioni di cure italiane, ma anche con quelle straniere e ospitare clientela internazionale 'distintissima'.

Le decorazioni pittoriche e ceramiche di tutti i nuovi fabbricati e dei loro annessi furono affidate alla competenza della manifattura Chini di Borgo San Lorenzo.
Il Grand Hotel servì spesso da foresteria per i gerarchi e le personalità in attesa di essere ricevute dal Capo del Governo nel castello delle Caminate.
Venendo da Forlì, all'entrata di Castrocaro, è possibile ammirare , purtroppo solo esternamente, il Palazzo Piancastelli, che attualmente ospita la Direzione delle Terme. L'edificio fu costruito nel 1781 da Bartolomeo Conti e venne completamente restaurato nel 1938.



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Predappio
Predappio-razionalismo Predappio costituisce una dimostrazione dell'impegno di Benito Mussolini per valorizzare i luoghi che gli diedero i natali e si presenta come vero e proprio Museo Urbano originale testimonianza degli stili urbanistici e architettonici del Ventennio, ancor più valorizzato dagli esperti di fama nazionale che diressero i lavori.
Predappio fu aggiunta alla lista degli abitati che dovevano cambiare sito nel giugno del 1925; la nuova localizzazione fu individuata a Dovìa sulla strada di fondovalle.
L'Ufficio Tecnico del Genio Civile di Forlì, guidato dall'ing. Pietro Brasile impostò un piano, con una logica ancora ottocentesca, che prevedeva come baricentri i due luoghi fondamentali della vita del Duce: la Casa Nativa Mussolini e Palazzo Varano, dove la madre, maestra elementare, aveva svolto il suo insegnamento.
L'architetto Florestano Di Fausto, funzionario dell'Ufficio Casa presso il Ministero degli Esteri, venne incaricato nel 1926 di ridisegnare la nuova borgata: Di Fausto annullò i progetti redatti dal Genio Civile di Forlì e considerò Predappio come 'una borgata rurale' e tale doveva essere lo stile proposto per le architetture del nuovo abitato.


La costruzione della chiesa di Sant'Antonio portò a Predappio l'arch. Cesare Bazzani, Accademico d'Italia; dei suoi progetti elaborati per il piccolo centro, tra cui quelli per il Campo Sportivo, la Casa del Fascio e la Loggia del Fascismo, videro la realizzazione solo la Chiesa madre e la sistemazione dell'area centrale del Cimitero di San Cassiano. Arnaldo Fuzzi nella progettazione della Casa del Fascio e dell'Ospitalità utilizzò le nuove tendenze stilistiche che caratterizzavano l'architettura italiana contemporanea.


Diversamente, la Casa della G.I.L. progettata da Cesare Valle, che era giunto in Romagna come alter ego di Bazzani, sfuggì alla caratterizzazione architettonica monumentale.
Alla fine del 1937 Predappio possedeva tutti i contenitori che caratterizzavano la celebrazione del potere, funzionali al suo ruolo di terra del mito delle origini.
Nel 1940 l'ing. Enrico de Angeli costruì la Villa (attuale sede dell'Opera San Camillo) per Cesare Castelli, direttore del locale Stabilimento Aeronautico Caproni; l'edificio riproponeva il fascino del 'moderno' attraverso soluzioni estranee fino a quel momento alla cultura architettonica di Predappio.



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Bibliografia

Sito del turismo forlivese: www.turismoforlivese.it
Pubblicazione: 'Itinerario del moderno' ideata e coordinata da Ulisse Tramonti.

Ultimo aggiornamento venerdì 27 luglio 2018

 

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